Fine supporto Windows e Office: cosa rischia la tua azienda e cosa far

Il supporto di Office 2021 termina il 13 ottobre 2026: da quella data niente più aggiornamenti di sicurezza, e per la prima volta senza alcun programma di proroga. Windows 10 lo ha già perso nell’ottobre 2025. Vediamo cosa significa in pratica e come organizzarsi per tempo.

“Fine del supporto” non vuol dire che il programma smette di funzionare: vuol dire che il produttore smette di correggerne i difetti di sicurezza. Il computer si accende, Word si apre, il gestionale gira. Ma ogni falla scoperta da quel giorno in poi resta aperta per sempre, e le falle di prodotti diffusi come Windows e Office vengono cercate attivamente dai criminali informatici, proprio perché sanno che milioni di aziende continuano a usarli.

Quando finisce il supporto di Office 2021 e Windows 10: le date

  • 14 ottobre 2025 (già passata) — Fine supporto di Windows 10, Office 2016 e Office 2019. Chi li usa oggi lavora già su sistemi non più protetti; per Windows 10 esiste solo il programma temporaneo di aggiornamenti estesi (ESU), un cerotto a tempo, non una soluzione.
  • 14 luglio 2026 — Fine del ciclo di vita di SQL Server 2016, il database usato dietro le quinte da molti gestionali aziendali: se il tuo gestionale gira su un server datato, chiedi al fornitore su quale versione si appoggia.
  • 13 ottobre 2026 — Fine supporto di Office 2021 (Word, Excel, Outlook, PowerPoint e l’intera famiglia, incluse le versioni LTSC), senza alcun programma di estensione. Nello stesso giorno termina anche il supporto esteso di Windows Server 2012 e 2012 R2, ancora presenti in molte piccole reti aziendali.

Cosa succede davvero quando finisce il supporto

Immagina la serratura di casa. Finché il produttore la aggiorna, ogni volta che qualcuno scopre come scassinarla arriva un tecnico a modificarla. Dopo la fine del supporto, il tecnico non passa più: la serratura resta quella, e il metodo per aprirla circola liberamente. Con il software funziona allo stesso modo, con un’aggravante: i metodi per “scassinare” i programmi fuori supporto vengono pubblicati, automatizzati e usati su larga scala, senza che nessuno debba prendersela con la tua azienda in particolare. Basta essere raggiungibili.

C’è anche un aspetto di conformità: il GDPR chiede misure di sicurezza “adeguate”. Lavorare dati di clienti e fornitori su sistemi che il produttore stesso dichiara non più sicuri è difficile da definire adeguato e, in caso di violazione, questo pesa.

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“Ma funziona ancora tutto”: perché non è un buon segnale

È l’obiezione più comune, ed è comprensibile: cambiare macchine e licenze costa, e finché tutto gira l’urgenza non si vede. Ma è lo stesso ragionamento di chi non fa il tagliando perché l’auto parte ancora: il problema non è oggi, è il giorno in cui si rompe, e con il software fuori supporto quel giorno non arriva per usura, arriva perché qualcuno lo fa arrivare. In più, rimandare non elimina la spesa: la concentra, aggiungendo l’urgenza.
Migrare con calma, pianificando, costa sempre meno che farlo in emer
genza.
 

Cosa fare adesso: il piano in 3 passi

  • Inventario: quali PC, server e programmi usa davvero la tua azienda, e con quali versioni. È il passaggio che quasi nessuna PMI ha nero su bianco, e si fa in poche ore.
  • Verifica di compatibilità: quali macchine possono passare a Windows 11 e alle versioni attuali di Office, e quali vanno sostituite. Non sempre serve cambiare tutto: spesso il rinnovo si può scaglionare.
  • Piano e budget: definire cosa migrare subito, cosa entro il 13 ottobre e cosa sostituire, con costi chiari e senza fermare il lavoro. Alcune di queste spese possono inoltre rientrare nei contributi pubblici per la digitalizzazione.

Le scadenze software sono solo uno dei punti deboli tipici delle piccole imprese: il quadro completo, con tutte le protezioni di base, è nella nostra guida alla cybersecurity per piccole aziende.

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Domande frequenti

I programmi continueranno ad aprirsi e funzionare, ma non riceveranno più correzioni di sicurezza e non è previsto alcun programma di proroga: ogni vulnerabilità scoperta dopo quella data resterà aperta. Per un uso aziendale è un rischio crescente nel tempo.

L’antivirus aiuta ma non sostituisce gli aggiornamenti del sistema operativo: molte tecniche di attacco sfruttano falle di Windows che solo gli aggiornamenti del produttore possono chiudere.

Che il produttore non pubblica più aggiornamenti di sicurezza né correzioni: il programma continua a funzionare, ma ogni vulnerabilità scoperta dopo quella data resta aperta per sempre.

Non sempre. Prima si verifica quali macchine sono compatibili con Windows 11: alcune si aggiornano, altre vanno sostituite. Un inventario fatto bene evita sia spese inutili sia brutte sorprese.

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