Esistono, sulla Val tidone, almeno un centinaio di scritti da cui attingere notizie di luoghi, vicende e memorie, ma complessa risulta una visione omogenea dello sviluppo storico della vallata. 
La storia della ValTidone, come d'altronde quella di tante altre nostre contrade, è fortemente intrecciata alle  vicende e ai personaggi che hanno scritto la Storia d'Italia.

Presenze umane in ValTidone si possono far risalire al paleolitico, e certamente al neolitico come testimoniano reperti archeologici rinvenuti in tutta la vallata. A Pianello è possibile visitare il museo archeologico della Rocca Municipale e il fornito laboratorio di Antonio Zucconi che da decenni compie sorprendenti ritrovamenti.

I primi timorosi abitanti di questa vallata, forse tribù Ligures nel 3000 a.c., diedero vita ad insediamenti stabili dedicandosi all'agricoltura ("vitis amat apertos colles") , ma dovettero ben presto abituarsi alle numerose scorrerie da parte di altre popolazioni che, nel corso dei secoli, portarono violenza, fame, desolazione e lutti. Prima le tribù rivali, poi gli Etruschi  a cui seguirono i Romani. Poi fu la volta di Visigoti, Vandali, e Unni.
Dal III secolo alla fine del primo millennio la dominazione Longobarda e poi Carolingia non  fu meno apportatrice di guerre e tribolazioni, e caratterizzata dalla formazione delle  grandi proprietà terriere. Proprietà che i potenti assegnavano a monasteri (Monastero di Bobbio a. d. 612),  vescovadi,  laici o funzionari di palazzo e maggiorenti del luogo per conservarne le simpatie, ma accrescendo le invidie e suscitando cupidigie dei vari successori, degli esclusi e dei vicini (Pavia).

Condottieri e nobili si alternano nel possesso di terre e castelli e molti dei nomi dei casati sono ancora comuni ai giorni nostri : Landi, Scoto, Malvicini, Fontana, Arcelli, Sforza, Dal Verme, Scotti, Cattaneo, Bonvini ecc. 

Il secondo millennio è pur sempre contrassegnato da nuove guerre, nuovi dominatori e rari, brevissimi  intervalli di sufficiente tranquillità; dalle lotte tra Guelfi e Ghibellini al dominio francese, dalla signoria dei Farnese (nel 1545 Papa Paolo III crea il ducato di Parma e Piacenza assegnandolo al figlio Pierluigi Farnese) al dominio dei Borboni, dalla conquista della Valle nel 1747 da parte degli austriaci a quella di Napoleone nel 1796 e, alla capitolazione di questi, nuovamente all'Austria e finalmente l'unione, ultimo atto prima dell'unificazione d'Italia, col Piemonte nel 1859.

E'  nel corso di queste vicende e di questi secoli che in Val Tidone sorgono i numerosi fortilizi e castelli che, in parte distrutti e ricostruiti per rinnovati motivi di offesa e difesa, possiamo ancora oggi vedere e ammirare in ogni comune e in quasi tutte le frazioni.

Accanto agli uomini d'arme e di potere è sempre presente la popolazione, che la storia dimentica, ma di cui le cronache ricordano "..... sottoposta ai capricci dei signori e costretta al duro lavoro e alla soverchia delle gabelle per erigere castelli e fortilizi e per pagare le spese di guerra....soggetta a marmaglia armata sempre pronta ad alleggerire i contadini dalle fatiche della vendemmia....."

Il presente ha ampiamente riscattato il passato, i  Valtidonesi non mostrano alcun retaggio dei trascorsi bellicosi e tribolati e si presentano con un carattere aperto e gioviale pronti alla battuta e al riso, forti lavoratori, acuti imprenditori e dichiaratamente buongustai.

Per saperne di più: Castelli della Val Tidonenotizie da WikipidiaLa strada dei MuliniCastelli e Musei